Comune di Nogara

Cenni Storici

Cenni Storici

Le origini di Nogara, da 'Nux-Nugaria' per gli alberi di noci che la coprivano, sono avvolte nel mistero 'in tantae antiquitatis tenebris'; si sa che fu 'terramara' dove i terramaricoli vivevano su palafitte e che fu importante già prima di Roma antica, perché contenne l'elemento etrusco.








Testo
 
Le origini di Nogara, da 'Nux-Nugaria' per gli alberi di noci che la coprivano, sono avvolte nel mistero 'in tantae antiquitatis tenebris'; si sa che fu 'terramara' dove i terramaricoli vivevano su palafitte e che fu importante già prima di Roma antica, perché contenne l'elemento etrusco. 
Nogara sorge sulla strada che per Ostiglia unisce Bologna con Verona, su una via coincidente con quella iniziata da Druso e rifatta da Claudio, la famosa strada Claudio-Augusta; per Nogara passano altre strade che comunicano con Mantova e Legnago. Pochi centri sono crocevia di strade nazionali e di linee ferroviarie come Nogara, la sua posizione geografica e logistica è strategicamente privilegiata più del passato: allora si poteva battere solo la strada romana, ora quella napoleonica (X nazionale) e la ferrovia. In direzione Nord-Sud vi scorre accanto il Tartaro, importante sotto il profilo storico, geografico e geologico per aver determinato l'ambiente e i suoi dintorni: fu zona di confine tra due strati, il mantovano ed il veronese nel medioevo e motivo di scontro tra la casa d'Austria e Venezia, nell'età moderna. 
Dalla piazza, il centro abitato più importante dove sorgevano la casa del comune da una parte e una torre con l'orologio dall'altra, partiva una via che passando da un ponte di legno per il Tartaro, portava nelle contrade di Brancon fino a Pradelle. 
Dallo studio delle fonti si deduce che Nogara fu luogo di lotte fratricide e di feroci contese intorno al castello e alla chiesa. Nel 900 il re Berengario autorizza la costruzione del castello di cui parlano le cronache del secolo XI e che ora è incorporato in quel palazzo Marogna dai piloni disegnati dal Sanmicheli. Documenti che risalgono agli anni 920-936 spiegano come i monaci esercitassero il loro potere:avevano interesse a difendere il castello di Nogara per salvaguardarlo dalle 'pagane' scorrerie degli Ungheri, perciò diedero in affitto alle genti di Nogara parecchie loro case col patto di proteggere la rocca e la chiesa di S.Silvestro, vicina al Tartaro.
Su un 'breve' del papa Innocenzo II,diretto al popolo di Nogara, si legge l'invito a pagare ai monaci di Nonantola, appropriatisi di tutti i beni, delle corti 'Due Roveri' e 'Rovescello', del castello e dei frutti di un bosco a loro ceduto da Matilde di Canossa che i nogaresi avevano abbattuto per soddisfare i loro bisogni di calore.
Nogara vanta una tradizione di lotte che , soprattutto nel medioevo, ebbero molta risonanza: durante il governo di Matilde era caposaldo alla sinistra del Po e fu assalita da Enrico IV mentre Verona restò fedele all'imperatore tedesco per trarre vantaggi dalla sua autonomia comunale. La gente di Nogara difese vittoriosamente il castello, munito da ogni parte di torrioni, circondato da una larga fossa, ricolma delle acque del Tartaro; Enrico IV tolse l'assedio che segnò l'inizio della sua fine e fu costretto a ripassare le Alpi. 
Il poeta monaco Donizone così celebrò la resistenza dei Nogaresi: 'Civibus accitis secum veronensibus, ivit, vallavit castrum Nogari forte vel amplum'. Gli storici di Verona citano spesso il castello di Nogara e le lotte tra i vari signori che aspiravano ad impadronirsene strappandolo al priorato enedettino. Ezzelino monaco scelse, nel periodo di transizione verso la signoria Scaligera, Nogara come teatro delle sue gesta impadronendosi di Verona, Vicenza ed altri luoghi infeudati; fu durante il suo dominio che il territorio venne saccheggiato più volte dai mantovani che dilagavano nel basso veronese conquistando Villimpenta e Gazzo. Il castello fu bruciato dagli spagnoli e dai Borgognoni nel 1509 e da allora perse progressivamente la sua importanza. Nel 1630 la peste giunta coi Lanzichenecchi dimezzò la popolazione. 
I 'bravi' di Manzoni a Nogara si chiamavano 'buli', però più che 'bravi' al servizio dei signori prevaricatori erano proprietari che si circondavano di evasi galeotti; alla sagra di Nogara del 19 luglio 1682 fu ucciso da un 'bulo' il poeta Verità ed il 3 settembre dello stesso anno il conte Guarienti. Con i francesi repubblicani Nogara fece parte del governo centrale legnaghese e finalmente anche le autorità ecclesiastiche dovettero far buon viso ai giacobini. Dopo il 1815 l'Austria divise la provincia di Verona in 13 distretti e Nogara venne ricompresa in quello di Sanguinetto ed aveva nel suo comune 2 frazioni, Calcinaro e Campalano. 
Durante le guerre d'indipendenza, Nogara, seppur fuori dagli avvenimenti militari e politici, diede un prezioso contributo in uomini ed opere. Il fascismo fu caratterizzato da una stasi socio-culturale e dal carattere prettamente agricolo dell'economia con elevata occupazione di braccianti. 
L'assetto urbanistico del paese non subì particolari trasformazioni se non per lo spostamento del tratto di strada romana dal centro (via Roma, via Sterzi) a est del tracciato della statale 12 con lo smembramento del fondo Pellegrini (corte Maso). 
Il primo dopoguerra segnò l'avvento al governo del paese delle forze espressione della base sociale maggioritaria rappresentata dai braccianti e da una circoscritta ma forte componente operaia. Negli anni 50 lo smembramento dei grandi latifondi in piccole proprietà contadine e la definitiva chiusura dell'unica vera industria (canapificio) con conseguente caduta occupazionale, portò alla frantumazione dei movimenti rivendicativi, a una accentuata emigrazione, alla diminuzione della popolazione e alla modificazione dei rapporti di forza sociali e politici. 
L'industrializzazione del paese si colloca negli anni 60-70 e nonostante i limiti di un apparato produttivo debole produsse un netto mutamento nella composizione sociale con ripercussioni sui rapporti politici. L'alternarsi di forze politiche diverse alla guida del paese e le numerose iniziative culturali hanno imposto Nogara all'attenzione di tutta la zona.

Affreschi del 1400
 
Salviamo un pezzo di storia di Nogara
Sono stati rinvenuti all'interno di una costruzione databile al XIII-XIV secolo, oggi particolarmente deteriorata, alcuni importanti brani di affreschi del 1400.
Alla base di uno di essi, è infatti indicata la data del 1447. Le opere, scarsamente leggibili a causa degli strati di intonaco che ne coprono alcune parti, meriterebbero per la qualità, di essere prontamente restaurate.
Sarebbe necessario un intervento che consentisse l'indagine su tutta la parete che probabilmente nasconde ancora parte di questo ciclo. Sarebbe altresì importante provvedere al loro distacco data l'impossibilità di conservare le opere nell'attuale luogo di collocazione ormai impraticabile.
Tra gli affreschi emersi, in quello più leggibile vi è raffigurata una crocifissione, di buona mano, con le figure di Maria e Giovanni ai lati della croce. Sul lato sinistro di chi guarda, compare anche l'immagine di S. Antonio Abate, resa in modo molto accurato, con tutti gli attributi iconografici che contraddistinguono questo Santo.
Il recupero di queste significative opere contribuirebbe alla ricomposizione del quadro culturale ed artistico di Nogara, soprattutto tenuto conto del fatto che mancano in questo territorio tracce importanti di tale periodo. 

Luca Santoro, Presidente Biblioteca Comunale di Nogara.
Dott.ssa Daniela Zumiani, Storico dell'Arte.
Arch.tto Luciano Mirandola, Associazione 'Luoghi di Confine'.
Dott. Gian Paolo Tegani, Presidente 'Gruppo Archeologico Nogarese'.